MAGGIO 2003
Espressione naturale del multiforme e del mutevole, le “nuvole”,
da Aristofane in poi, ed in ogni forma d’arte, sono una fuga dell’immaginario
dalle certezze e dai dubbi della Storia.
Puoi vederci quello che vuoi: un dio con una barba chilometrica, un gregge
di panna, una bomba sparafulmini, perfino una Apocalisse.
Barocche, Arcadiche, Impalpabili, Sfumate, si lasciano corteggiare dal soffio
impetuoso od anche lieve del vento, che le accarezza, le scompiglia, le sospinge,
senza mai conquistarle.
Le nuvole non avendo radici non hanno Storia e, dunque, nulla da raccontarci,
se non la proiezione di un nostro “stato d’animo”, un punto
di esistenza, vuoto o ricolmo, che scorre nel cielo sospinto dal vento segreto
della nostra memoria.
Poiché sfuggire a questa trappola é (credo) impossibile, Daniela
- Gloria - Serenella - Sonia espongono, con il sapiente “clic” del
loro mezzo, le sensazioni di un loro momento, intimo ed esclusivo, magari
un sogno, magari un incubo.
Sandro Salvi
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