OTTOBRE 2003
Edoardo Silvestroni e il lago. Meglio: Edoardo Silvestroni ed il "suo" lago. Non il lago che si offre, facilmente e inconsapevolmente, agli sguardi frettolosi e superficiali dei turisti domenicali, sospeso a metà tra la "cartolina ricordo" e l'iconografia da Azienda di Soggiorno e Turismo. Questo è un altro lago: più intimo, più difficile a concedersi e che, ad ogni incontro, si presenta con un volto nuovo, in un continuo gioco d'atmosfere, sospese tra la realtà ed il sogno. Le fotografie di Edoardo sono la testimonianza di un rapporto stretto tra il fotografo ed il lago: nella profondità delle sue acque nuotano i ricordi, le emozioni, e ad ogni affiorare di questi, parte il "clic", quasi a fermare nel "qui ed ora" del fotogramma, il continuo fluire del tempo. Tutta la mostra è, quindi, e ancora una volta, sospesa tra il racconto di una realtà fisicamente ben visibile, tratteggiato con una prosa asciutta e libera da condizionamenti estetizzanti o di denuncia sociale, e la lirica descrizione di un "microcosmo" che è, da sempre, in sintonia con l'autore e, direi, nelle sue migliori corde espressive. Due soggetti allora e due protagonisti insieme: lago e fotografo; ma, forse, un'unica grande anima.
Claudio Salvi
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