Progetti

In questa sezione vengono esposti i progetti interni che il fotoclub porta avanti e sviluppa con i suoi soci. Progetti che spesso vengono ispirati dallo studio dei grandi fotografi o dalla creatività del gruppo.

Molti lavori vengono svolti in gruppo o individualmente.

 

 

Progetto -  'Gli anni del Neorealismo'

 

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Il Foto Club Castelli Romani inaugura sabato 24 marzo 2018 alle ore 17,00, la mostra "Gli Anni del Neorealismo", con un incontro dibattito con il curatore Claudio Pastrone, Direttore del Centro Italiano della Fotografia d'Autore e la presenza di Piergiorgio Branzi.

La mostra, ideata e realizzata dalla FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, raccoglie, nella versione presentata, circa 60 immagini scattate dai più noti fotografi italiani interpreti del cosiddetto “neorealismo fotografico” (Berengo Gardin, Cattaneo, De Biasi, Farri, Giacomelli, Roiter ed altri ancora). Un racconto, fatto senza retorica e con spontaneità, della quotidianità di una nazione che, dopo gli anni del fascismo e la seconda guerra mondiale, stava riscoprendo la propria identità.

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QUANDO AD ALBANO C'ERA L'IMPERIALE

 

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Fin dagli inizi della sua attività, il Foto Club Castelli Romani ha dedicato particolare attenzione alla fotografia d'epoca, soprattutto relativa al territorio di Albano Laziale, grazie al conferimento di un archivio di riproduzioni di immagini messe a disposizione inizialmente dai soci fondatori, in continuo arricchimento attraverso l'apporto di cittadini e all'acquisizione presso altri archivi e in pubblicazioni. In particolare, nel 2009 ha avviato, in collaborazione con il Museo Civico di Albano, l’iniziativa “Albano in Fotografia – Viaggio nella memoria”, un progetto di conservazione della memoria storica e dell'identità della città di Albano Laziale attraverso le fotografie delle raccolte private che vengono messe in comune dai cittadini. Dal materiale d'archivio, nel tempo, sono state tratte diverse mostre fotografiche, sono stati realizzati i volumi i volumi “Albano Laziale – Fotografie d’Epoca” (1984) e “Album di Famiglia” (2001), sono state fornite immagini ad uso didattico e iconografico-scientifico a studenti.

 

 

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Mostra 35 anni del FCCR

 

Trentacinque. 

Trentacinque. E’ il titolo che abbiamo scelto per questa mostra: un semplice numero che, però, ha un importante valore per noi del Foto Club Castelli Romani.

Sono, infatti, trentacinque gli anni di attività della nostra associazione, ed è con grande orgoglio e soddisfazione che festeggiamo questo traguardo, che ci colloca tra le associazioni culturali più longeve nell’area dei Castelli Romani.

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Progetto   'na gita a li castelli'

collettiva di autori del Foto Club Castelli Romani

 

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gli autori: Luigi Conte, Roberta  De Marco, Gloria Emili, Elena Lanfaloni, Mariano Fanini, patrizio Paganucci, Serenella Stefani, Claudio Salvi, Edoardo Silvestroni, Mario Vintari

 

‘NA GITA A LI CASTELLI

L’idea che è posta a base di questo progetto/mostra è tutta nel titolo, copiato da una nota canzone da fraschetta del 1926, portata alla nobiltà dalla interpretazione di quel grande showman d’antàn che fu Ettore Petrolini. Titolo che la definisce e che, volutamente in vernacolo, a caratterizzarne limiti e confini, scimmiotta a sua volta, senza neppure troppi infingimenti, quella meravigliosa operazione fotografica del 1984, dal titolo “Viaggio in Italia”, ideata e curata da Luigi Ghirri e che coinvolse numerosi autori del calibro di Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Vittore Fossati, Guido Guidi, Mimmo Jodice ed altri.

Quel progetto/libro/mostra è considerato ancora oggi una pietra miliare per la storia della fotografia contemporanea italiana, e non solo: una sorta di “manifesto” della “scuola italiana di paesaggio” nata nei primi anni Ottanta, subito riconosciuta ed apprezzata, e che ancora oggi resta di grande attualità ed oggetto di studi, approfondimenti, reinterpretazioni e rivisitazioni.

Questo lavoro, analogamente, si propone di operare una profonda riflessione alla ricerca del legame tra l’uomo e i territori che abita, sulle grandi trasformazioni che, in particolare, hanno investito il nostro territorio e sulla mutata condizione sociale ed esistenziale che ne è conseguita. L’idea è quindi quella di ricomporre l’immagine caleidoscopica di un luogo, antropologico e geografico, che si apre ai nostri occhi estremamente frammentato e contraddittorio: non più agreste e non ancora compiutamente e coerentemente urbanizzato, fagocitato dalla vicina metropoli fino quasi a diventarne periferia e tuttavia tenacemente attaccato alle proprie tradizioni.

In altre parole, come la parola “gita” evoca già fin dal titolo, il filo conduttore posto a base è quello di un viaggio per immagini, non tanto (o non soltanto) di tipo turistico o vedutistico, ma teso alla comprensione di uno spazio che cambia, ovvero alla rivalutazione di un paesaggio quotidiano e “minore”, alla ricerca di un’empatia con i luoghi, quasi a preservarne la “memoria”.

L’obiettivo finale non è pertanto la schedatura di un territorio, la resa documentaristica della realtà fosse anche per denunciarne le contraddizioni, né il languore oleografico del viaggio o la rappresentazione formalmente ed esteticamente impeccabile, ma piuttosto il desiderio di entrare in rapporto globale con il territorio dove viviamo; osservare i “nostri” luoghi non per definirli, descriverli o classificarli, ma per proporli come simbolo, espressione e metafora dello spazio contemporaneo, in tensione tra passato e presente.

Ed è così che gli autori, con “occhi puliti” e scevri da ogni pregiudizio, hanno osservato questa terra, già ambita meta dei viaggiatori del “Grand Tour”, ricca come poche altre di Storia e di leggende, di segni e di memorie, ed oggi resa anonima ed omologata da una scomposta antropizzazione che ci ha reso vittime di noi stessi. L’hanno “ri-scoperta” e “raccontata” semplicemente per come è. O meglio, per dirla con Daniel Pennac, “Hanno fatto delle foto. Hanno fotografato invece di parlare. Hanno fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.”

Claudio Salvi

 

 

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Progetto Ghirri

Ottobre 2010. Tre fotografi del Foto Club Castelli Romani, un po’ impigriti per età e per idee, durante le abituali chiacchiere che da sempre si fanno nell’ambito di un circolo fotografico, si sono ritrovati interessati, un po’ per caso e un po’ per gioco, a muoversi lungo un percorso comune: intraprendere un “viaggio” finalizzato a restituire un senso a ciò che l'occhio non vede più, perché, oramai, divenuto presenza abituale; ricollocare idealmente luoghi ed oggetti in un paesaggio ed in un ambiente quotidiani in continuo divenire, senza niente concedere alla spettacolarizzazione, al sensazionalismo, all’abbellimento ad ogni costo, a sperimentazioni meramente tecniche o a paralizzanti ossessioni estetico-formali.

Presentazione Ghirri

I Luoghi della Sosta o della Sospensione 1

I Luoghi della Sosta o della Sospensione 2

I luoghi (notturni) del transito (2)

Una riflessione attenta

 

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Progetto Napoli

 

 

 

Progetto Napoli; Vita, Morte e Miracoli

"Un’antica canzone napoletana (tradotta) comincia così:

"Accompagno, vicolo per vicolo, solo te che sei un amico, e ti porto per i Quartieri dove il sole non si vede, ma si vede tutto il resto. Si aprono le finestre e capisci com’è bella la città di Pulcinella!".

Ecco, proprio così è nata “Napoli: vita, morte e miracoli”. Un socio del fotoclub, nato..

 

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Progetti

In questa sezione vengono esposti i progetti interni che il fotoclub porta avanti e sviluppa con i suoi soci. Progetti che spesso vengono ispirati dallo studio dei grandi fotografi o dalla creatività del gruppo.

Molti lavori vengono svolti in gruppo o individualmente.

 

Progetto -  'Gli anni del Neorealismo' 

Progetto -  'quando ad Albano c'era l'imperiale'

Progetto - Mostra dei 35 anni del FCCR

Progetto - 'na gita li castelli

Progetto Napoli

Progetto Ghirri

Articoli dalla rete

 

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Autore del mese

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Maria Antonietta Carletti

 

Frase del mese

Daniel Pennac   Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.

Daniel Pennac