Paesaggio quotidiano

La semplice rappresentazione della naturale dimensione del quotidiano costituisce l’elemento fondante di questa ricerca fotografica che travalica i confini stessi della mera rappresentazione o documentazione della realtà per porre all’attenzione dell’osservatore, la continua, inarrestabile trasformazione del territorio e, di conseguenza, del consorzio umano che lo abita, attraverso la riproduzione fotografica delle innumerevoli e manifeste tracce che ne contrassegnano il lungo e interminabile percorso.

La principale intenzione degli autori è quella di rivolgere un esplicito invito alla razionale presa di coscienza della realtà, almeno di quella piccolissima parte di essa che caratterizza il nostro territorio e che costituisce l’umore nel quale, ogni giorno, gli abitanti dei Castelli Romani consumano la propria esistenza, rappresentando, possibilmente, con lucida obiettività e impietosa prosa fotografica, la singolare condizione della propria terra, inevitabilmente vagliandola con il personale filtro della propria sensibilità e cultura.

In questa dimensione quotidiana, nella quale il tutto è in continuo divenire e il passato è saturo di astratta nostalgia, mentre il futuro è percepito appena come un appagamento mentale, la cruda testimonianza dei segni lasciati dall’uomo, anche minimi, costituisce lo strumento più semplice per leggere, conoscere e capire la realtà e, soprattutto, comprendere appieno il senso del cambiamento profondo che sta marcando queste nostre terre.

Senza calcare la mano sugli aspetti sensazionalistici o stereotipati della rappresentazione fotografica, ma dando normale risalto ai comuni segni della quotidianità dell’esistenza umana, la ricerca si snoda lungo un sentiero che parte dalla esplicita ed elementare riproduzione del segno, fino alla possibile formulazione concettuale che può derivare da una più attenta lettura dell’immagine.

La smisurata e incontrollata espansione del tessuto urbano, assieme al caotico mutamento delle funzioni e delle destinazioni d’uso delle strutture architettoniche preesistenti, cambiando il paesaggio in modo radicale, ha profondamente marcato i segni di una trasformazione strutturale e antropologica che se, da un lato, ha offerto agli abitanti di queste terre nuove prospettive di crescita economica e sociale, dall’altro, e spesso, si sono lasciati alle spalle anche fenomeni di estraniazione e alienazione, senza dimenticare lo scotto dell’omologazione.

Si è voluto figurare, perciò, lo scorrere dell’esistenza dentro un paesaggio il cui linguaggio basilare si caratterizza nei suoi segni esteriori essenziali, all’interno del quale si svolge l’apparentemente anonima quotidianità del presente, che rappresenta il terreno lungo il quale si snoda un percorso individuale di ricerca il cui risultato preminente, a prima vista, appare quello di immortalare un istante destinato a diventare passato, più o meno prossimo, ma che, in realtà, costituisce, essenzialmente, la chiara presa di coscienza dell’individuo nell’interminabile e, forse, vano tentativo di comprendere meglio il mondo in cui vive.

                                                                                  Edoardo Silvestroni

 

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Daniel Pennac   Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.

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