EDOARDO SILVESTRONI


SILVESTRONI EDOARDO è nato il 16 dicembre 1947 in Albano Laziale, dove vive e lavora. Comincia a fotografare nel 1977 dopo una esperienza pluriennale in campo pittorico che abbandona per un mezzo espressivo, quello fotografico, più consono al proprio modo di interpretare e rappresentare i propri sentimenti. Dopo le prime, inevitabili elementari nozioni di Bianco & Nero, approda quasi subito al colore in diapositiva che ritiene più adatto ad esprimere quel mondo interiore che caratterizza preminentemente ogni suo lavoro. Dalle prime, iniziali immagini che riflettono una forte esigenza di conoscenza ed esperienza, non solo di linguaggio, che traduce in forme visionarie ed irreali, passa gradatamente e contemporaneamente ad immagini nelle quali la ricerca trova il suo scopo nella indagine dell'inconscio, e, pur non abbandonando la caratteristica onirica ed allucinatoria delle proprie immagini, sempre servendosi del colore come linguaggio, continua la ricerca di una forma di comunicazione capace di trarre dal profondo della coscienza l'essenziale messaggio delle emozioni e delle sensazioni, dei sogni e delle illusioni.




Il lago Albano Edoardo Silvestroni e il lago. Meglio: Edoardo Silvestroni ed il “suo” lago. Non il lago che si offre, facilmente e inconsapevolmente, agli sguardi frettolosi e superficiali dei turisti domenicali, sospeso a metà tra la “cartolina ricordo” e l’iconografia da Azienda di Soggiorno e Turismo. Questo è un altro lago: più intimo, più difficile a concedersi e che, ad ogni incontro, si presenta con un volto nuovo, in un continuo gioco d’atmosfere, sospese tra la realtà ed il sogno. Le fotografie di Edoardo sono la testimonianza di un rapporto stretto tra il fotografo ed il lago: nella profondità delle sue acque nuotano i ricordi, le emozioni, e ad ogni affiorare di questi, parte il “clic”, quasi a fermare nel “qui ed ora” del fotogramma, il continuo fluire del tempo. Tutta la mostra è, quindi, e ancora una volta, sospesa tra il racconto di una realtà fisicamente ben visibile, tratteggiato con una prosa asciutta e libera da condizionamenti estetizzanti o di denuncia sociale, e la lirica descrizione di un “microcosmo” che è, da sempre, in sintonia con l’autore e, direi, nelle sue migliori corde espressive. Due soggetti allora e due protagonisti insieme: lago e fotografo; ma, forse, un’unica grande anima. Claudio Salvi



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